Sono due dati che raccontano un cambiamento significativo: le aziende non sono più le uniche protagoniste della narrazione che le riguarda. E le preferenze dei consumatori si formano sempre più spesso prima ancora che inizi una ricerca esplicita.
Secondo il report "Digital 2025" di DataReportal, basato sui dati GWI, gli utenti internet adulti scoprono mediamente brand e prodotti attraverso 5,8 fonti differenti. I motori di ricerca restano il principale punto di accesso (32,8%), ma convivono con pubblicità, passaparola, social media e siti aziendali.
Anche il rapporto "State of the Consumer 2025" di McKinsey evidenzia la crescente influenza dei social: nei mercati analizzati, la quota media di consumatori che li utilizza per informarsi sui prodotti è passata dal 27% nel 2023 al 32% nel 2025.
Il percorso d'acquisto appare quindi sempre meno lineare. Un video, una recensione o una conversazione online possono contribuire a costruire la percezione di un marchio molto prima che emerga un'intenzione concreta di acquisto.
Con la diffusione della ricerca conversazionale, cambia anche il modo in cui le persone valutano prodotti e servizi. Non si cercano più soltanto informazioni: si chiedono confronti, raccomandazioni e risposte a esigenze specifiche.
Secondo lo studio "New Front Door to the Internet: Winning in the Age of AI Search", pubblicato da McKinsey nell’ottobre 2025, il 44% dei consumatori statunitensi che utilizzano strumenti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale li considera la principale fonte di informazione, superando la ricerca tradizionale, indicata dal 31% degli intervistati.
Ma c'è un altro aspetto rilevante. Nelle analisi condotte da McKinsey, i siti proprietari rappresentano spesso soltanto il 5-10% delle fonti citate nelle risposte AI. Il resto comprende contenuti editoriali, recensioni, community e contributi di terze parti, con differenze significative tra piattaforme e settori.
La reputazione digitale diventa così parte integrante dell'ecosistema informativo attraverso cui i brand vengono raccontati e valutati. Per le imprese, questa evoluzione apre una questione strategica: quanto coincide l'identità che un brand vuole comunicare con quella che emerge dalle esperienze e dalle conversazioni delle persone?
Recensioni, forum e social media costituiscono un patrimonio informativo che può rivelare bisogni inespressi, aspettative disattese, punti di forza poco valorizzati e nuove dinamiche di consumo.
È qui che Social Media Analysis e Data Intelligence possono assumere un ruolo strategico. Non soltanto per monitorare la reputazione, ma per trasformare le conversazioni digitali in conoscenza utile a orientare contenuti, innovazione e decisioni aziendali.
Un'analisi delle recensioni può far emergere dubbi ricorrenti sulla durata di un prodotto. L'ascolto delle community può individuare caratteristiche particolarmente apprezzate, ma poco raccontate dal brand. L'osservazione delle risposte AI può evidenziare dettagli incompleti o aspetti dell'offerta scarsamente rappresentati. Collegando queste evidenze ai dati di ricerca, informazioni commerciali e customer experience, diventa possibile sviluppare contenuti più pertinenti, capaci di rispondere alle domande reali delle persone.
La sfida non consiste semplicemente nel produrre più contenuti o nell'ottenere maggiore visibilità nelle risposte dell'intelligenza artificiale. Significa comprendere che tipo di informazioni cercano le persone, quali fonti influenzano le loro valutazioni e in che modo alcuni elementi rendono un brand credibile.
In questo scenario si inserisce anche la Generative Engine Optimization (GEO), un insieme di strategie e attività finalizzate a migliorare la visibilità e la rappresentazione dei contenuti negli ambienti di ricerca basati sull’intelligenza artificiale. Un approccio che amplia il concetto tradizionale di ottimizzazione per i motori di ricerca, senza tuttavia garantire che un brand venga citato o raccomandato nelle risposte generate dall’AI.
Il vero cambiamento riguarda il punto di partenza della comunicazione: non soltanto ciò che un'azienda vuole raccontare, ma ciò che le persone hanno bisogno di sapere.
In questo contesto, la Data Intelligence può diventare il collegamento tra ascolto del mercato, reputazione, strategia editoriale e risultati di business. Perché essere scelti prima di essere cercati non significa semplicemente farsi trovare ovunque. Implica costruire nel tempo le condizioni per essere riconosciuti come un punto di riferimento pertinente, affidabile e credibile.



